2009. Macchine da guerra

C'è interesse attorno al fenomeno birra artigianale.

Erano all’incirca le 1,30 di notte di domenica scorsa, nel salutarci e nel farci i complimenti per la bella riuscita dell’evento (subito ricambiati, vista la eccezionale qualità delle loro birre) uno dei mastri birrai ci ha folgorati dicendoci: “siete davvero una macchina da guerra”. Nessuno ci aveva mai “inquadrati” in questo modo, ma non nascondo che questa frase “ad effetto” ci ha proprio fatto piacere e riempiti d’orgoglio. Orgoglio, e non superbia. Orgoglio per una creatura, il Villaggio della birra di Bibbiano … vicino Bruxelles, che ogni anno cresce sempre più solida ed equilibrata; orgoglio perché abbiamo visto solo facce serene e contente fra le tantissime persone che sono venute a trovarci; orgoglio perché i mastri birrai, belgi e nostrali, si sono dichiarati orgogliosi essi stessi di aver preso parte a questa grande kermesse.

Quest’anno, più di ogni altro, dobbiamo ringraziare subito, e di cuore tutti gli amici, italiani e non, che ci hanno aiutato a “mettere in moto” questa macchina: non era facile, i giorni a ridosso sono stati particolarmente delicati. Partire è stato difficile, ma è stato bello poi viaggiare. Considerando il tutto, ci sentiamo di dire che il quarto anno del Villaggio è stato davvero l’anno della consacrazione. Visto adesso con il distacco dovuto, il meccanismo appare più che rodato, gli automatismi quasi naturali, e le aggiunte/modifiche messe in atto gradevoli e gradite. La carne alla brace cucinata dagli impareggiabili macellai di Buonconvento e la splendida cucina di Chiara; il meeting fra gli homebrewers e i mastri birrai gestito dal MoBi; l’impareggiabile competenza di Tim Webb e Kuaska sfoggiata nei laboratori di degustazione; l’intelligenza ed arditezza degustativa di Terry Nesti con i suoi sigari; la squisita disponibilità dei ragazzi di Ars Birraria che anche quest’anno, sotto l’autorevole guida di Laurent Agache della brasserie di Cazeau, hanno fatto la loro cotta pubblica; Thierry e Bianca che insieme a Steven Vermeylen hanno gestito con competenza l’apprezzatissimo lambic & trappist corner; i gruppi musicali che quest’anno hanno veramente spopolato.

E ancora non si è quasi parlato delle birre e dei birrai presenti, quasi fossero solo un corollario. Anno di grazia, questo, per entrambi, più di ogni altro. Grande il livello delle birre presenti; tanti, più di ogni altro anno, i birrai. I numeri, che poi Gianni sciorinerà in un suo post, sono da grande evento; una volta tanto quantità e qualità sono andati a braccetto. Tutti hanno apprezzato tutto, perché tutto è stato più che apprezzabile. Ci sono state birre capaci davvero di soddisfare tutti i gusti ed accendere più di una curiosità, e ogni birraio non si è sottratto al dialogo e, soprattutto, alla festa. Perché a Bibbiano c’è stata davvero una festa. La birra del Villaggio? Attendiamo conferme dalla votazione alla quale molti hanno partecipato, ma l’impressione è che abbiano spopolato la Macca Meda degli squisiti birrai del Barley e la Noir de Dottignies del raffinatissimo De Ranke. Ma tutte le altre hanno solo una spanna di distacco.

Consolidato il (gratificante) presente non possiamo non guardare già al futuro, che speriamo ancor più roseo dell’attuale. Partiamo da solide basi, da uno zoccolo duro di aficionados che tutti gli anni rivediamo con grande piacere. E comunque, che timore c’è, siamo “una macchina da guerra “

di Alberto Laschi

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