2008. Bibbiano è un bel posto

Bibbiano è un bel posto

Chi c’è stato ormai l’ha capito: Bibbiano è un bel posto, frequentato da bella gente, con un unico, importante, trait d’union: la birra artigianale di qualità. Anche quest’anno (per la terza volta) le terre del vino si sono popolate di amanti della bevanda “concorrente”, destando, negli abituè vinicoli, più di una curiosità, visto anche il numero. Perché di gente ce n’è stata tanta, per tutti i due giorni dell’evento.

E di evento ormai si può e si deve parlare, radicato nella calendario dei principali eventi brassicoli italiani. Evento perché i mastri birrai belgi sono diventati una presenza costante e imprescindibile (e vista la ritrosia dei belgi a muoversi dalle loro terre…), sempre super professionali e disponibili; evento perchè Kuaska e Joris Pattyn, che hanno animato laboratori sensoriali e conferenze sullo “stato dell’arte”, non hanno bisogno di nessuna presentazione, e vederli “lavorare” in coppia è stato un vero e proprio spettacolo; evento perché le persone che vi hanno partecipato hanno lasciato il segno di una passione, curiosità, conoscenza e competenza sempre meno estemporanee.

Quando, passata la festa, si prova a fare il bilancio e si arriva a soppesare i pro e i contro, ciò che ha funzionato bene e ciò che invece lo ha fatto meno bene, ti accorgi che comunque c’è sempre qualcosa da perfezionare, implementare, potenziare. E’ successo per le due edizioni passate, lo stiamo facendo anche per quella di quest’anno. Di una cosa però siamo pressoché certi, e la certezza ci viene dalla lettura dei dei commenti che molti dei partecipanti hanno lanciato sulla rete e da quelli che personalmente ci sono stati riportati. La scelta delle birre che tutti hanno potuto bere è stata una buona scelta, perché tutte sono piaciute: a chi è piaciuta la De Dolle alla spina, a chi le birre del Montegioco, ad altri l’Olmaia, i belgi hanno spopolato ciascuno con le proprie, le lambic hanno trovato un gran numero di estimatori. E potremmo continuare. Si potrebbe dire che chiunque è venuto al Villaggio vi ha trovato la “sua” birra; e questo per noi è un grosso risultato raggiunto, perché accontentare tanta gente non è mai semplice.

Ciò che abbiamo visto, quello che abbiamo sentito, ci spinge a guardare al prossimo anno, al prossimo Villaggio con una punta di ottimismo in più, “confermati in grazia” dai complimenti che i belgi, anche quest’anno, ci hanno fatto (e hanno fatto a tutti i partecipanti), quando non hanno visto neanche un bicchiere per terra. L’educazione, infatti, fa parte del patrimonio culturale di un popolo adulto.

di Alberto Laschi

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